Nel Parco archeologico di Grumentum si possono
ammirare le vestigia di quella che fu una delle più importanti città
romane della Lucania. Venne fondata nella seconda metà del III sec.
a.C. e divenne, grazie alla sua favorevole posizione strategica, un importante
nodo militare e commerciale della Lucania meridionale. Fu sede di Prefettura,
Municipio e Colonia e nel 370 d.C. divenne sede vescovile. Dopo il crollo
dell'impero romano (476 d.C.) subì un lento declino fino alla sua distruzione
che avvenne nel 1031 d. C.. I principali monumenti sono il teatro, il foro,
le terme repubblicane ed imperiali, l'anfiteatro, gli edifici pubblici e
religiosi, alcune abitazioni private e la pavimentazione lastricata di un
decumano Nei pressi dell'area archeologica è sorto il Museo Nazionale
dell'Alta Val d'Agri che, con i reperti rinvenuti negli scavi e diverso
altro materiale, illustra la storia di questo territorio e l'avvicendarsi
delle diverse civiltà. Il percorso del Museo Nazionale si snoda attraverso
tre ampi spazi espositivi, dislocati su tre differenti livelli, nei quali
i materiali sono ordinati in successione cronologica: la prima sala testimonia
l'età preistorica in Val d'Agri, con frammenti ceramici e ossa di Elephans
Antiquus; posta a un livello più alto, la seconda sala ospita reperti
che testimoniano il passaggio dall'età arcaica all'età greca
ed infine, dedicata all'età romana, è la terza sala che fornisce
uno spaccato della vita a Grumentum, dalla sua fondazione all'alto medioevo.
Tra i reperti di età romana spicca per valore la testa di Livia, frammento
di una statua marmorea rinvenuta nell'area del Foro.
La Via Herculia, che collega il nord al sud della Basilicata, fu costruita
ai tempi di Diocleziano e Massimiano Herculius, da cui il nome, per collegare
la città di Grumentum con l'Appia a nord e la Popilia a sud, divenendo la
via maestra utilizzata dai pellegrini per raggiungere Roma in visita al
Papa e Brindisi per arrivare a Gerusalemme; con il tempo si è trasformata
da strada di transito a luogo di culto Mariano.